— Eh!... non hai veduto com'è grande?
Io risi; ella si raccolse in ciascuna mano una grossa treccia dei capelli che le cadevano partitamente sul petto, e me ne ricinse il collo, in tal guisa, che le sue braccia ed i suoi capelli profumati formavano insieme una sola catena. Rideva, con le labbra rosse, la gola turgida, gli occhi pieni di chiarità; la sua persona tutta non era che morbidezza e profumo.
Dai poggioli aperti entrava un sole giocondo; i glicini assalivano le ringhiere, il letto pareva riscintillasse d'aurora, i suoi capelli splendevano, la sua pelle sapeva d'essenza di rose.
Ed ecco, dal giardino, la voce di Fabio mi chiamò:
[pg!121] — Eh, lassù!... buongiorno! Ancora non sei pronto?
— Buon dì, — gli risposi affacciandomi. — Ora scendo sùbito. Come hai dormito?
— Magnificamente. Oh, questi letti antichi!... — egli fece, stirandosi con voluttà.
Appena fui pronto scesi, e lo trovai occupato a discorrere con Lazzaro, che lì presso, con un paio di forbici, coglieva tutti i fiori delle aiuole gettandoli dentro un paniere.
— Che fai, Lazzaro? Mi devasti il giardino?
— Oggi è la Festa. Bisogna coglierli, signore.