— Oh Dio, ne discorron tutti; è una cosa che tutti sanno; me ne avran parlato in cento. Ed io, che avevo il torto di credervi un buon amico, mi ero già prefisso di sostenere a spada tratta la vostra candidatura. Voi che fate invece? Mentre state per conoscere il peso degli onori pubblici, siccome può seccarvi che qualcuno dica: «Sì, è un uomo di polso, lo si potrebbe mandare in alto... però ha in giro qualche affaretto così e così...» voi preferite evitare sùbito le chiacchiere, senza riguardi per nessuno. Ecco perchè vi dicevo che siete un egoista.
— Ma tutto questo cosa c'entra? Sono fantasie, caro signor conte! Che in Municipio ci sia forse un posticino anche per me, può darsi, e credo anzi che starebbe tanto bene a me come ad un altro...
— Non dico di no.
— Ma questo non ha niente a che vedere con gli affari miei propri. Se domani mi eleggono, mi fanno un piacere; se non mi eleggono me ne fanno due, perchè sono tanti grattacapi di meno... Le pare?
— Via, Michele, rispetto all'elezione, se le voci sono vere, non v'è più alcun dubbio. Per conto mio seguiterò ad aiutarvi con tutte le mie forze e voi, per venire ad una conclusione, mi farete il piacere di rinnovarmi questa ipoteca per tre anni ancora.
— Impossibile! Impossibile. Non parliamone più.
— Lasciatemi dire... per tre anni ancora. E se a quel termine non vi pagherò tutto, siamo intesi che voi farete il protesto e vi prenderete la terra.
— Nemmeno per sogno! — interruppe il Rossengo eccitandosi.
— Ma, Dio buono, lasciatemi dire un momento! Cosa rischiate facendomi questo favore? L'ipoteca non muore, la terra è lì, nessuno la tocca ed è una garanzia che non corre pericolo. Se si tratta degli interessi, aggiungeremo [pg!149] anche quelli, e nel frattempo io saprò mettere le cose a posto con tutta mia pace. Andiamo, Rossengo! Se rifiutaste, dovrei credere proprio che mi vogliate portar via la terra oggi, che ne avete il mezzo, per il timore che un'occasione simile non vi càpiti più!
— Non è questo, non è questo! Gli è... — spiegò Michele con una lieve titubanza — gli è che fra un anno, fra due, fra tre, si tornerebbe sempre alla stessa canzone.