— Perchè avermene a male? Dite, dite pure.

— Ecco... — egli spiegò, cercando le parole. — Noi sapevamo da molto tempo, anzi lei stesso me ne aveva parlato... che il signor conte, a Roma, era fidanzato con una signorina ricchissima, e noi, naturalmente, conoscendo come stanno le cose, si contava molto su questo, perchè la terra insomma è sempre terra, e con le crisi agricole...

Egli fece una pausa, mi guardò con i suoi occhi penetranti e riprese:

— Invece ora è corsa voce che il matrimonio non si [pg!150] faccia più. In paese ne parlano come di cosa certa, ed allora, mi capisce, siccome fra noi si può parlar chiaro...

— Ah, si dice questo? — esclamai, simulando una grande maraviglia. — Toh, questa mi piace!

Compresi di non aver salvezza fuori dalla menzogna, e seguitai con sarcasmo:

— Vorreste dirmi chi è quell'anima pietosa la quale avrebbe raccontata questa buona favola? E comica, sapete! Ma, già che siamo in argomento, parliamone pure a viso aperto. Ditemi per lo meno da che parte giunse fino a voi questa notizia sorprendente.

— Un po' da tutte le parti, signor conte. Il mondo mormora, si finisce con saper tutto e non si ricorda mai da che bocca sia venuto il primo pettegolezzo. Il fatto è questo: dicono che per molte ragioni il matrimonio non si faccia più.

— Sentiamo allora queste ragioni. In fede mia ne sono curioso.

L'uomo tentennò il capo, si grattò la fronte, poi disse: