— Chi ne racconta una, chi un'altra. La ragione prima sarebbe quella bella signora che lei ha condotta qui da Roma. Bella davvero! È francese, dica un po'?

— È ungherese, ma fa lo stesso.

— Per Dio, che creatura! che occhi!

— Quando l'avete veduta voi?

— A Fondi, alla Festa dei Fiori.

— Bene, ma vediamo un po', Michele, e sia detto in confidenza, fra noi uomini... Quand'eravate fidanzato, voi, non vi siete permesso proprio nessun capriccio? Siate sincero, veh!

— Oh, certo, prima e dopo, quanto a questo!

— Dunque, non vorreste permettere anche a me la stessa cosa? Quand'un uomo è alla vigilia di prender moglie, talvolta si sente opprimere da una certa malinconìa... Bisogna farla passare. Insomma, lasciando gli scherzi, dite pure in città che la notizia è falsa. Non voglio darvene la prova, naturalmente, quantunque potrei anche sùbito mostrarvi le ultime sue lettere. Ma informàtevi [pg!151] meglio. Ed inoltre, sia detto fra noi, mettendo a parte ogni questione di amore o di non amore, vi sembra mai possibile che un uomo ridotto a mal partito come son io trascuri per un capriccio tutti quei milioni, con insieme una brava, una bella ragazza che domanda solo di offrirmeli? Bisognerebbe esser pazzi, vi pare?

— Mah... questo l'ho sempre detto anch'io! — rispose il Rossengo, alzando le spalle.

— No, credétemi — proseguii, battendogli una mano su la spalla, — queste sono malignità e gelosie di gente cattiva. Sentite: non fra un mese o due, ma domani se volessi! Ed io, lo dico a voi, Michele, già che ne parliamo, io vado un poco per le lunghe, perchè il matrimonio, come vi dicevo, è sempre una catena.