Così pure non lo danneggiò l'esser stato il confidente e quasi l'«alter ego» di Casimir Pleyel, il ministro speculatore, che fallì con un disavanzo di parecchi milioni e chiuse gli occhi al penitenziario. L'essere stato il suo braccio destro non gli nocque nell'opinione di alcuno, e neanche del Codice, perchè, all'imminenza dello scandalo, subodorando il vento infido, egli ebbe l'accortezza di provocare una rottura clamorosa con il suo complice e la prudenza di allontanarsi proprio al momento in cui si scatenavano le ire dei colpiti.
Ora i bei tempi erano passati; la Moda, quella bizzarra divinità cui Parigi pagana avrebbe eretto il più gran tempio dell'orbe, si era un poco distolta da lui, trovandolo forse invecchiato. Lo lasciava prosperare tranquillamente, senza ingerirsi de' fatti suoi, come un trastullo d'altri tempi che ancora si tolleri per riconoscenza.
C'incontrammo una sera, in uno di quei balli di [pg!167] Montmartre dove impazza il perpetuo carnevale dei gaudenti, e sebbene in passato la nostra conoscenza non fosse stata gran che intima nè duratura, egli mi ravvisò prontamente e venne a parlarmi con disinvolta cortesia.
— Vi sapevo a Parigi, — mi disse, — poichè vi ho veduto in teatro poche sere or sono. Non mancano da noi le belle donne, ma voi ne avete condotta una in fede mia rarissima! Vostra moglie forse?
— No, — risposi evasivamente — non è mia moglie. E voi, sempre a Parigi.
— Ormai mi ci son quasi radicato. Viaggio di tanto in tanto, ma poi sento la nostalgia di questa furiosa baraonda, e vi ritorno. Dunque cosa fate di nuovo?
— Bah?... vegeto semplicemente! Mi sento invecchiare con delizia e guardo gli altri vivere.
— Non dev'essere una occupazione faticosa!
— No, di fatti, ma interessante. C'è in tutto e in tutti un lato comico; il poterlo scoprire è cosa che diverte assai.
— Tuttavia non rinunziate ai piaceri di una volta, come vedo.