[pg!173] — Figuratevi che fra costumi e scenari hanno speso la bellezza di centocinquantamila lire. L'ultimo quadro, che rappresenta il Palazzo dei Veli nell'isola di Lesbo, è un insieme di colori e di luci come non si è mai veduto ancora, neanche su le scene maggiori. E la musica, senz'esser nuova, — non c'è mai nulla di nuovo a Parigi — è però squisita. Infine questo spettacolo sarà il trionfo o lo scacco definitivo del Duvally.

— Duvally, avete detto? — L'interruppi con un moto repentino.

— Sì, Duvally, Ernest Duvally, il fallito dell'Alcazar, che oggi vuol imbandire al buon pubblico uno spettacolo sbalorditivo. In passato fu impresario drammatico; adesso, ad ogni costo, vuol esserlo di varietà. Lo conoscete forse?

— No, non lo conosco; tuttavia questo nome non mi riesce nuovo.

Lo avrete forse letto nei giornali.

— Credo piuttosto di averne inteso parlare a Roma, o qui... non ricordo bene a che proposito. Dev'essere un tipo singolare.

— Perchè?

— Quest'uomo che passa dai teatri serii alle imprese di varietà...

— Oh, questo non conta! È un uomo al quale non mancherà la fortuna, perchè conosce a fondo il teatro.

— È giovane?