Così dicendo fece fermar la vettura, e stringendomi la mano scese d'un balzo, andò via frettoloso, dileguandosi tra la folla.
Io pure discesi. Per qualche tempo mi trovai come sperduto nella fiumana di gente che ondeggiava per l'immenso dedalo parigino, e saliva o scendeva la grande [pg!180] corsìa, trascinandomi seco nel suo tumulto, nel suo frastuono, come uno sperso viandante che più non vedesse la strada.
E nelle orecchie mi suonavano confusamente le parole dell'ironico amante:
— Nell'amore non bisogna amare, bisogna semplicemente chiedersi un po' di gioia...
E chiara, terribile, alta su tutte, la narrazione indolente:
— Più tardi, che so io, qualche frase allegra, un po' di fiori sul tavolino della cena, un bicchiere di Sciampagna... insomma, come càpita sempre, mi lasciò fare...
Poi quella sua definizione:
— Una ungherese, caro conte, crudele e triste, lasciva ed ingenua... Quel sangue magiaro, insomma, pieno di contraddizioni e di ardori...
[pg!181]