[pg!187] — È troppo facile insultare una donna, — ella osservò freddamente.

— Insultare? Ma no, Elena, mi comprendi male! Voglio dire che tu hai bisogno di mentire, d'ingannare, anche senza uno scopo, così, per trastullo, forse per difesa, perchè hai nel sangue la paura del dominio altrui. Ma, guarda... — e mi volsi allo specchio per ravviarmi i baffi, — guarda: se anche a Roma tu avevi un amante!...

— A Roma?

— Sì, quel certo Duval... Duval... come si chiamava? Duvally, ecco! So benissimo che sei stata l'amante sua, in un camerino da cena, per un bicchiere di «Champagne!»

— Non è vero! È tutto falso! È tutto falso! — gridò con rabbia.

— Non affaticarti a negare. Smetti questa commedia inutile!

— Chi te lo ha detto? Lui stesso?

— Macchè lui! Non lo conosco nemmeno.

— Il d'Hermòs, allora?

— Cosa vuoi che ne sappia il d'Hermòs? Lascialo in pace.