— Allora che pensi di me? — domandò repentinamente, fissandomi con gli occhi pieni di un'ira contenuta e splendente.
— Che penso? Nulla. Solamente, quello che sei, quello che fai, quello che hai fatto, non m'interessa più. Hai avuto il torto di mentirmi... Ecco tutto.
In quel momento la domestica picchiò all'uscio per dire che il pranzo era in tavola.
— Oh, sentite, Clara, — io feci; — ho scordato di avvertirvi che pranzerò fuori.
Vidi Elena fare un gesto repentino di sorpresa.
— Ma il pranzo è già servito, signore, — obbiettò la domestica.
— Non importa, poichè debbo uscire. Sentite anzi una cosa, Clara. Più tardi, se venisse il signor d'Hermòs, ditegli che mi potrà incontrare verso le nove al «Café de Paris».
[pg!188] — Va bene, signor conte.
Quand'ella si fu allontanata, feci atto d'indossare il soprabito.
— Esci? — domandò Elena con una voce fredda, gelida.