— Come sarebbe a dire?

— Ahimè! Bisognerebbe intenderci a volo... Siate anche voi un uomo di spirito, caro conte!

— Vi ripeto che non comprendo.

— Vuol dire che non è necessario, per ora. Quando sarà il momento credo che mi comprenderete.

— Parlate come una sibilla.

— No, come un prudente. E sapete perchè? Perchè voi siete un uomo sospettoso. Io vi diverto qualche volta, ma non v'ispiro fiducia. Ed è peccato, perchè noi potremmo esserci molto utili a vicenda!... — esclamò, accentuando singolarmente le parole.

[pg!191] — Non vedo in cosa, e vi pregherei di spiegarmelo.

— Bah... non ora! Un'altra volta.

E con quella volubilità che gli era solita mutò discorso. Mi raccontò qualche aneddoto su persone che sedevano all'intorno, mi diede il nome del cavallo che avrebbe certamente vinto l'«handicap» del domani, mi narrò che la sera prima era stato a pranzo dalla Contessa di Clairval, una signora della quale mi parlava spesso, ed anzi mi offerse di condurmi una sera a farle visita.

— Là scaccerete la noia, — disse, — questa mortale nemica degli uomini che han troppo goduta la vita. Non è certo una casa della grande società, ma nemmeno della società equivoca. Vi si dànno accademie di musica, musica ottima qualche volta, si mangia bene, si beve meglio, alcuni anzi bevono troppo, si giuoca e vi si fa la corte a chi si vuole, senz'avere al fianco lo spettro d'un marito importuno. Que' mariti poi che vi s'incontrano, somiglian pochissimo al terribile Otello... han tutti un carattere indulgente... Insomma, ciò che avviene press'a poco al Faubourg Saint-Germain, con la sola differenza che nessuno in anticamera vi domanda il passaporto.