Prima di rispondermi egli mi guardò a lungo, nascondendo sotto le ciglia una specie d'irrisione velata e carezzandosi la barba con un gesto blando.
— Io — mi rispose tranquillo, — sono stato dieci volte ricco al pari d'un Creso e povero come un Giobbe; ma vi dirò insieme che la ricchezza non mi ha mai data la felicità, come la miseria non ha mai potuto intimidirmi.
[pg!193] — È una risposta vaga, — osservai. — Non mi avete ancor detto se questa pietra filosofale si trovi o non si trovi nel vostro forziere.
— Avreste per caso l'intenzione di rubarmela? — egli obbiettò con un riso perfido.
— Può darsi. E perchè no? — feci con noncuranza.
— Ebbene, io non desidero di meglio, caro amico!... Ma, chiacchierando, si fa tardi. Sono le dieci e mezzo. Ho promesso alla Contessa di Clairval di andare da lei anche stasera. Voi che fate?
— Non saprei; tornerò a casa fra poco.
— Venite con me allora; vedo che avete la fronte buia; forse vi divertirete.
La curiosità ed il desiderio d'inasprir Elena col mio contegno, m'indussero ad accettare.
— Bene, — risposi, — vi accompagno.