— Giocate meravigliosamente, non c'è che dire.
— Ma ora brucio di sete. Vi prego, andate a prendermi un bicchiere di «Champagne».
Quando tornai, stava ritta davanti ad uno specchio per accomodarsi i capelli. Prese la coppa e bevve d'un fiato; poi si portò una mano al petto, esclamando:
— Che sete! — La bocca umida le scintillava di piccole gocce, come un frutto rorido, e mi dette la tentazione di baciarla. Mi curvai un poco, senza osare, ma ella sentì quel bacio non dato e se ne schermì ridendo.
— Venite: facciamo i conti.
Tornò a sedere; le deposi nel grembo la somma che tenevo in serbo, dicendole:
— I conti sono già fatti; ponete questo denaro nella vostra borsetta; a me non spetta e non voglio assolutamente nulla.
[pg!203] — Mio buon amico, spero che lo diciate per ridere!
— Ma neanche per sogno! Voi avete giuocato, voi avete vinto...
— Ah, no, e poi no! — fece, profondamente offesa. — Mi considerate dunque per una di quelle donne con le quali un uomo perde sempre qualcosa?