— Per carità, non dite questo! — esclamai, stringendole un polso. — Ma davvero mi sembrerebbe indiscreto accettare. Facciamo così piuttosto: con la parte che voi credete mi spetti comprerete domani un gingillo qualsiasi, tenendolo come se ve lo avessi regalato io... Va bene?

— Assolutamente no! Abbiamo giuocato insieme, come fra uomini; se si avesse perduto, voi avreste pagata la vostra parte; abbiamo vinto e, se non volete offendermi, vi prego di non insistere più.

— Tutto, piuttosto che offendervi! Solo permettete che vi preghi ancora...

— Non più, non più! Contiamo.

La sua fiera delicatezza non impedì ch'io provassi un certo rossore nell'accettare quella somma, la quale ammontava, per mia parte, a quasi tremila lire. Pensai che il domani avrei tutto reso inviandole un dono.

— Allora, — la pregai, — permettete che vi domandi anche il vostro indirizzo, per mandarvi almeno un fiore.

— Fiori sì, ma non altro; — ella minacciò, sdraiandosi nella poltrona e sollevando pigramente le braccia dietro il capo. Aveva le maniche trasparenti, corte fin sopra il gomito; vedevo le sue braccia modellate con una finezza squisita, e la conca delle ascelle appena segnata da un'ombra scura.

— Voi siete molto severa!... — le dissi, protendendomi un poco.

— No, ma voglio serbarmi il piacere di giocare altre volte con voi, se c'incontreremo, senza il bisogno di ringraziarvi, od il timore d'essere considerata per meno di quello ch'io stessa mi consideri... Non credete che una donna possa avere qualche volta un simile desiderio?

— Certo lo credo, e se voi lo avete per me, ne sono lusingatissimo.