— Senti, Germano; quando io t'ho conosciuto, c'era nella mia vita ormai tutto un passato di avvenimenti, che ad ogni modo non si possono mutare. Ma tu per il primo e per il solo mi hai avuta come un'amante vera... Cosa t'importa il resto? Poi, credi forse che io stessa, per un solo momento, abbia riposto qualche fiducia in te?
— Che vuoi dire con questo, Elena?
— La stessa domanda che tu mi fai, la stessa ti faccio. Non sono che la tua amante, e come tale, cosa puoi rimproverarmi? Forse mi hai voluto anche bene, ma come puoi amarmi tu, che sei stato sempre un uomo felice. Io ti conosco troppo, Germano; il tuo non è che l'amore degli uomini avventurosi ed eleganti, l'amore che consiste nel veder piangere. Tu non hai desiderato altro che di vedere me innamorata... Ed è vero, lo fui, lo sono ancora lo sarò sempre. Ora dimmi: ti ho mai domandato qualcosa io? Ti ho mai domandato, per esempio, cosa farai del nostro amore quando non avrai più denaro, nè alcun mezzo per trovarne? Io sono preparata a tutto, appunto perchè non ho fiducia nel tuo amore, e perchè mi piaci così come sei.
Ed ecco, ella tornava ad essere la donna perpetuamente oscura, non afferrabile da nessun potere, in continua discordia con sè stessa, o forse padrona della sua volontà in un modo stupefacente.
— Elena, — le dissi, — tu trovi un modo molto abile per ritorcere contro di me le mie stesse parole, ma il rimedio pur troppo non serve. Mi chiudi in faccia la porta del tuo passato con una ostinatezza irritante e non comprendi [pg!208] come la gelosia del passato sia quella che un amante non perdona mai.
— Ebbene, senti: se fino dal primo giorno tu non mi avessi tanto affaticata con questa indagine qualche volta umiliante per me, forse t'avrei raccontato spontaneamente ogni cosa, perchè nessuna ragione in fondo — e lo sai bene! — m'induce a fartene un mistero. Ma ti ho nascosta una parte della verità quasi per vendicarmi della tua crudele insistenza, ed anche perchè il mio passato era la sola cosa che potessi non abbandonarti.
— E come non hai pensato che un giorno l'avrei potuto scoprire?
— Sì, forse l'ho pensato; ma questo mi era indifferente. Nè ora mi conoscerai meglio. Potrai forse immaginare che t'abbia mentito in ogni cosa e che mi proponga di mentirti ancora, quindi non val la pena di parlarne: dimentica e perdonami, se puoi.
— Perdonare è facile, dimenticare lo è meno. Vi sono troppe figure che mi si affollano alla mente quando penso a te: la tua bocca, ora, sa di troppi baci.
— Questo, Germano, è ingiusto! Devi per lo meno aver compreso che i primi baci veri li ho dati a te.