E presi a raccontar l'accaduto. Ella con i denti si prese il labbro inferiore e rimase ad ascoltarmi, tenendo gli occhi fissi ne' miei, tranquilla, immobile. Dopo averle tutto narrato, soggiunsi:
— Una sola frase mi ha fatto veramente male. Quando gli domandai, quasi per ischerzo: «Ebbene ditemi, che donna è come amante?» egli davvero ti ha dipinta con una frase incisiva.
— Ah?
— Sì, mi ha detto: «Una ungherese, caro conte; crudele e triste, lasciva ed ingenua... Quel sangue magiaro insomma, pieno di contraddizioni e d'ardori!»
Ella si mise a ridere, d'un riso nervoso, alzando le spalle.
— Oh, questo poi!... — esclamò con disprezzo; — è una vigliaccheria maggiore delle altre. No, ti giuro, quel tuo amico ha una grande fantasia!... oppure una grande presunzione!... Io l'ho semplicemente subìto, credendo fosse necessario, e nulla più. Ma gli uomini, questo, non lo confessano mai.
[pg!210] — Come posso crederti, Elena? Tanto più che la sua definizione... è così vera!
— Sì, è proprio vera?... Ebbene, ti ripeto, avrà forse una grande fantasia!
E ridendo mi dette un lungo bacio.
— Poi, senti, — prosegui; — ho ancora, se non isbaglio, alcune lettere sue, nelle quali appunto mi rimprovera la mia grande insensibilità.