Dietro le imposte chiuse nasceva l'alba, il fumo azzurro di una bella giornata; i carri degli erbivendoli, passando, empivano di strepito la contrada. Impallidita per la veglia, con gli occhi cerchiati di nero, i capelli un po' disfatti, ella mi stava presso, innamorata e bella, portando su le labbra umide la promessa di un torbido amore. Sentii che nonostante ogni tortura il mio mondo incominciava e finiva con lei.
— Mi credi ora? — domandò un'altra volta, quando già le mie braccia la serravano.
— Ti amo! ti amo!... non domandare altro...
La sua gola riversa palpitava come un seno gonfio di piacere; tutte le tentazioni più ardenti traboccavano dalla sua calda persona.
— Voglio che tu mi creda! — esclamò imperiosamente con ira.
— Ebbene sì! Dopo tutto non puoi, non devi, essere stata d'altri che mia!
— Lo senti, lo senti ora?
Come un soffio, su la bocca, le risposi di sì.
— Mi perdoni dunque?
— Sì, ti perdono; ma dovrai, dopo, raccontarmi ogni cosa.