— Siete sola? — domandai, entrando.
— Sola e vi aspettavo. Vi aspettavo guardando i vostri bellissimi fiori. Amo le orchidee perchè sembrano il fiore del tormento, il fiore dell'impossibilità. Vi ringrazio.
E senza levarsi dalla poltrona mi tese una mano bianchissima, che si era come liberata dal suo carico d'anelli e portava solo, nell'anulare, un rubino di straordinaria bellezza.
— Credevo, — mi disse con una indolenza studiata, — credevo che non sareste venuto.
— Oh, perchè?
— So che non siete libero...
— Ma questo non importa! Non sono libero per tutte le altre; per voi sì.
— Ditemi una cosa, — ella domandò improvvisamente. — Come avete conosciuto Elia d'Hermòs?
Certo la sua domanda non era oziosa.
— Lo conobbi, — risposi — alcuni anni or sono, a Chantilly, fra una corsa e l'altra. Si avevano molti amici comuni. Poi lo rividi a Nizza ed ora soltanto siamo entrati in maggiore intimità.