— E poi?... — fece, scoprendo nel sorridere i denti bianchissimi. Sentivo la sua morbida persona, sotto la vestaglia tenue, aderirmi come una carezza sola.

— Poi... — dissi — mi piaci! mi piaci!

Aveva negli occhi profondi una specie di stupefazione, le narici finissime le tremavano appena, come se aspirassero un profumo forte.

— Mi sei piaciuta sùbito, — continuai; — l'altra sera, quando giocavi, provavo terribilmente la tentazione di mordere la tua bocca...

Ella piegò il mento sul petto; una grande ombra le ravvolse il viso immobile.

— Guardavo i tuoi polsi, e mi pareva di sentirmeli passare su le tempie, forti e fragili. Guardavo, per la [pg!218] scollatura, la tua schiena divisa da un solco profondo, i tuoi seni malnascosti, e mi sentivo male.

Incrociò le braccia sul petto, quasi per vietarlo alla mia tentazione, piegò il mento e non rispose. Ma ogni tanto un piccolo fremito correva per tutta la sua persona, le sue ginocchia tremavano appena.

— Mi sembri una creatura piena di malefizio, piena di crudeltà, e ti desidero per questo. Se non ti potessi avere, credo che ti batterei!

— Perchè mi dite queste cose?... — ella domandò con la voce un po' tremula, tendendomi la bocca.

E i denti piccoli, minuti, le brillavano fra le labbra scarlatte.