— Perchè ti amo! Perchè ti voglio! Mi sembri una cosa del tutta sconosciuta e nuova.
— Tu ami un'altra... — ella profferì sommessamente.
— No, te! — risposi con rabbia.
Ella rovesciò il capo su la spalliera, con una specie di ubbriacata gioia, offrendomi la gola solcata di vene sottili. I capelli, tratti all'indietro dal lor peso, le scoversero la fronte; sui rossi labbri un velo di umidità brillava, e, leggera come fosse una cosa di piume, io, con impeto, la sollevai nelle braccia...
Le orchidee ci videro passare.
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VI
Era il 14 Luglio, grande anniversario della festa repubblicana. Trofei su le case, giostre nelle piazze; ad ogni angolo, ad ogni attimo, la Marsigliese e la Matchiche, la Matchiche e la Marsigliese. Tutte le miserie, tutte le ciurmerie nella strada; pareva che gli ospedali e le galere avessero per quel giorno dato lo sfratto alle lor sordide clientele. Il popolaccio menava un carnevale sconcio in memoria del prodigio compiuto: quello di aver sfrattato il monarca dal più bel trono del mondo. Una calura insoffribile si mesceva al lezzo di quel fango democratico, e non potendo far meglio che starmene quietamente in casa, l'idea mi venne di scrivere a Fabio Capuano. Gli mandai questa lettera, la prima dopo un silenzio di molti mesi.
«Fabio caro,
Per aver così a lungo taciuto, penserai forse che l'amico tuo di tanti anni abbia mutato affetti mutando paese. Non sei nel vero se pensi così. Tutto può significare il mio silenzio, tranne che tu mi sia men vivo nella memoria. Un sentimento quasi di disagio m'ha impedito finora di riprendere con te, a cuore aperto, l'antica nostra confidenza. Ma ora, il desiderio di conoscere come vivi e dirti come son vissuto, è maggiore di ogni altra considerazione. Dopo la mia breve lettera da Torre Guelfa, con la quale ti avvertivo che avrei lasciata l'Italia per vivere qualche [pg!220] tempo in questa bella Parigi, ecco le cose come andarono. Elena ed io si venne ad abitare una piccola casa, deliziosamente nostra, nella rue de l'Arc de Triomphe, in vicinanza del Bosco. Entrambi si aveva in mente, oltre che il nostro amore, qualche proposito serio per la vita futura, poichè non ti nascondo che verso in condizioni abbastanza precarie. Partendo, anzi, (cosa che ti ho taciuta) fui costretto a vendere alcuni altri campi delle mie ultime terre. Ma il mio proposito era quello di lavorare... Tu certo ne riderai! «Se continui così, la tua vita folle si chiuderà con un colpo di pistola» — mi dicevi sempre.