— Non penserai — mi diceva, — di cuocerti a lungo sui deserti marciapiedi parigini, o di correre avanti e indietro sui battelletti della Senna, che rappresentano la villeggiatura degli impiegati municipali.

— Difatti la prospettiva non mi attrae.

— Io vado a Trouville, poi a Biarritz, come tutti gli anni: vieni con me.

— Lasciami riflettere qualche giorno; ti risponderò prima che tu parta. I miei titoli salgono; per ora non vorrei liquidare.

— Bah!... i titoli! Vendi, Guelfo. Ti seguito a dire: vendi!

— Va bene, va bene. E la contessa di Clairval dove passa l'estate?

— Ha una casa di campagna in Provenza. Verso l'autunno [pg!224] viene a Biarritz. Ricòrdati ch'entro la settimana prossima io me ne vado.

— È inteso.

— Ora senti, Guelfo: se tu, — siamo abbastanza amici per poterne parlare, — se tu avessi bisogno di qualsiasi cosa... non fare complimenti con me.

— Di nulla ho bisogno, grazie, — risposi arrossendo.