— Che fai tra questo disordine? Mi sembri un ministro nel suo gabinetto di lavoro.

— Ho sempre sottomano i libri che mi hanno insegnato a vivere. Questi per esempio.

E mi segnò con la mano Spencer, Schopenhauer, Kant. Girando lo sguardo a caso, vidi una Storia di Francia, un Codice di Diritto Marittimo, le Odi di Orazio, un opuscolo su l'estradizione, un manuale delle pietre preziose, le Epistole di Seneca, le Memorie di Casanova, ed un libro che portava questo nome: «Storia dell'America prima dell'invasione latina».

— È la vernice — diss'egli, seguendo il mio sguardo e designandomi quei libri con un gesto riassuntivo. Bisogna sapere un po' di tutto; molto sarebbe inutile. Ho l'ambizione di credere che nessuno possa farmi un discorso al quale io non sappia rispondere. Gli uomini ti ameranno quando saprai tenerti al loro livello, mostrando sempre di esserne un poco al disotto, almeno in quelle materie nelle quali si credono più ferrati.

— Senti, lasciamo i soliti aforismi e dimmi perchè mi hai chiamato.

Prevedevo un esordio ampolloso e mi premeva di andar sùbito alla meta.

— Ecco qua. È inutile essere amici quando l'amicizia non reca nessun vantaggio a chi la professa; ti pare?

— Tu hai sempre ragione; continua, — feci, stendendomi nella poltrona con l'attitudine di chi deve apparecchiarsi ad una lunga pazienza.

— Dunque, — riprese, — mi son risolto ad uscire un poco dal riserbo che mi è parso necessario di usare con te.

— Bene! Questo mi fa piacere, perchè infatti era una condizione di cose molto ambigua.