— Allora comprenderai anche, — lo interruppi con una voce fredda, — come questi tornei sorpassino la mia destrezza e, se permetti, la mia coscienza.

Egli, si accarezzò la barba con un gesto lento, guardandomi fisso, e mi rispose accentuando le parole:

[pg!231] — Certo sorpassano la tua destrezza, ma credo insieme che la tua coscienza vi si potrebbe adattare senza troppe difficoltà. Ad ogni modo non ho mai pensato di mettere queste armi nelle tue mani.

— Cos'hai pensato allora? — feci sorpreso.

— Ecco ti spiego. È certo più facile trovare mille uomini disonesti, che un sol uomo il quale abbia il coraggio della propria disonestà. Uso questa parola, perchè non mi soccorre alcun sinonimo più adatto ad esprimere la mia idea. Spesso mi ricordo di due compari, che insieme concertavano e compivano ogni sorta di bricconate, ma l'un d'essi era così ameno che dava in ismanie terribili quando l'altro, per aizzarlo a fatti compiuti, lo trattava di ladro e di furfante. Questo è l'uomo, amico mio... la bestia più illogica della creazione!

— Grazie, feci ossequiosamente. — Grazie di tutto cuore, perchè mi avvedo che la tua gentile parabola, è un modo prolisso e garbato per darmi del furfante.

— Oh, figurati!... Se mi hai compreso, basta. Sappi solo che queste armi non ti sarebbero date in mano, ed anzi non le dovresti nemmeno conoscere; ciò per prudenza e perchè la tua coscienza possa dormire in pace.

— Insomma, veniamo agli esempi. Cosa dovrei fare io?

— Questa volta un viaggio, se vuoi. Oh, comodo, breve, nei treni direttissimi...

— Un viaggio?