— Sì, guarda.

Aperse un piccolo forziere e trasse da uno scrignetto una collana di perle orientali, che le sue mani esperte giravano e rigiravano adattandole al più propizio riflettersi della luce.

— Vedi questi perle? — mi disse pacatamente. — Sono magnifiche, ti pare? La collana vale duecentocinquanta mila lire almeno. Guardale attentamente.

Presi la collana, l'osservai.

— Belle, molto belle: una rarità.

— Credi che possano valere quel prezzo?

— Senza dubbio; forse più.

[pg!232] — Bene: siccome non mi servono, le vorrei vendere, — disse tranquillamente, con un sorriso arguto. — Le vorrei vendere, ma via da Parigi; a Londra per esempio; e vorrei che in luogo mio ci andassi tu, come se fossero tue.

— Oh, grazie del pensiero gentile! Conosco!... grazie! conosco!...

— Tu non conosci nulla, mio buon Guelfo! — egli esclamò con indulgenza. — No, nessuna molestia, di nessun genere, nè ora, nè mai. Diversamente sarebbero armi triviali, mentre le mie, ti ho detto, son caute, sicure precise... Solo bisognerà darmi retta ciecamente, avere fiducia nel mio senno.