Caro Germano,

Ti ho scritto a Vichy ed a Pau, ma poichè non ebbi risposta, penso che le mie lettere abbiano sbagliato itinerario. Poco male, non ti raccontavo nulla che valesse la pena d'esser letto. Mi rallegro tuttavia nel vedere che le molte angustie delle quali ti lagni non ti fanno perdere in ogni caso le abitudine gaie del buon tempo andato.

Io villeggio a Rimini, e villeggio per modo di dire, perchè a Rimini, come ti ricorderai, c'è il mare; un mare, anzi, di questi giorni splendidamente azzurro. Io, che di solito non faccio nulla, in questo momento mi riposo; cioè godo con maggior intensità la delizia del far niente.

Su la spiaggia qualche dama romana ed una bolognese, che dal tempo tuo si è molto ingrassata e nulla ravveduta, si ricordano qualchevolta con una voce deliziosamente languida la tua «Bucentaura», lo yacht a vela, in cui spesso le conducevi a respirare l'aria delle solitudini marine. Ora si contentano di andarvi sopra un veliero da noleggio, con il barone Pietro de Luca, e con un marinaio, perch'egli non conosce la manovra delle vele. Ma ne conosce ben altre, non meno difficili, come ti dirò in séguito. Sai: Pietro de Luca, l'ex ufficiale di cavalleria ed ex-amante della marchesa Maggiorani, che si è stancata, pare, di pagare i suoi debiti. Pare, dico, [pg!236] perchè si mormora che ora la buona marchesa vada facendo la stessa cosa con Lodovico Nardi, l'ineffabile Vigetto che tu sai. Ma questi è più borghese, più economo, più robusto, e le costa meno. Piero de Luca tenta un'altra via.... Poveretto! non è colpa sua se i cavalli da corsa gli mangiano molta biada e se il giuoco gli va sempre male. Perdonami la parentesi e pensa che dimenticavo di star scrivendo ad un amico, il quale, secondo la tua frase, «non gode, non pensa, non vive, non è più nulla per sè stesso nè per altri». Faceva con te i pettegolezzi che scrivo alle mie buone amiche romane, le quali vogliono trovare nelle mie lettere tutta la cronaca sentimentale e galante della tarda estate riminese. Dunque, Germano mio, quale consiglio ti potrei suggerire? Se dovessi parlarti seriamente, certo ti annoierei; se volessi farti qualche rimprovero, mi troveresti uggioso, e se infine cercassi di concludere che la condizione in cui versi non è altro che il frutto inevitabile de' tuoi malanni, potresti a buon diritto rispondermi che non ho fatta una scoperta straordinaria.

Tu non sei fra quegli uomini ai quali una passione basta per colmare la vita, e siccome ti conoscevo per tale, diffidavo assai de' tuoi primi ardori. Non dubito affatto che ormai, su la pagina più lirica del vostro amore, sia per sempre caduta la cenere della parola: Fine. Le tue lettere anzi me lo nascondono a mala pena. Ed ora insorgono contr'esso, come contro tutte le poesie, quelle infinite inezie, quelle innumerevoli angustie, che sono il pane quotidiano delle umili famiglie borghesi.

Non mediti, Germano, all'avvenire? Mi sembra che non sarebbe degno della tua signorilità l'arrivare un giorno a Roma, spennato e contrito, chiedendo a qualche grosso mercante il favore d'un impieguccio, o forse mendicando a qualche dicastero la grazia d'un salario burocratico. E nemmeno sarebbe da uomo la bassezza di comprarti una rivoltella con l'ultimo denaro, come fanno i poveri di spirito. Quindi non vedo bene per qual via t'incammini, ed ogni volta che penso a te mi sento stringere il cuore sbigottitamente [pg!237] Eri fra quei privilegiati che la fortuna si diverte a proteggere, oserei dire per partito preso; in un momento che per te poteva sembrare difficile, questa fortuna, ecco, aveva provveduto a spingerti sottomano una tavola di salvezza. Ma tu non hai voluto, e l'hai respinta, preferendo conoscere la voluttà del naufragio. Forse, quando avrai l'acqua alla gola, comprenderai la tua stoltezza. Ma certo sarà troppo tardi. Vi sono molti che si affannano per giungere a quella salvezza che ti è parsa indegna.

Il barone biondiccio e disinvolto, che ha saputo guidare le donne con la stessa impareggiabile maestria con la quale guida le pariglie al Pincio e conduce al traguardo i suoi cavalli negli ippodromi, il baroncino cui non schifano le marchese mature, ma che parla con brio, s'insinua con scaltrezza ed assedia con eleganza — in fede mia non perde il suo tempo. Egli ha fatta una corte serrata a Edoarda Laurenzano, inseguendola per tutta l'estate. Come già ti scrissi, Edoarda s'è riavuta un poco dal terribile colpo, e, forse per puntiglio, forse perchè il tempo è un medico infallibile, si è forzata di parer fra la gente assai più guarita che forse non sia.

Villeggia ora nella sua villa d'Albano; mi scrive sovente, senza parlarmi di te. Presto l'andrò a vedere.

Tu la chiamavi una creatura fragile, ed io stesso non sospettavo in lei quella forza d'animo che ha saputo mostrare. Le ragazze passano qualche volta una crisi, chissà se mai d'isterismo, di romanticismo o di suggestione: poi ne guariscono. Edoarda era molto malata nell'anima; la sua convalescenza sarà lunga e penosa, ma non mi stupirebbe affatto se fra qualche tempo si risolvesse ad accettare la corte di uno fra i molti che le ronzano intorno. Perchè, naturalmente, ogni donna deve un giorno arrivare a farsi una famiglia, o con quello di cui fu innamorata, o con un altro qualsiasi che le sembri almeno accettabile. Che altro può fare la donna? Edoarda poi rimarrebbe sola, quando la sua vecchia zia (e non andrà molto) le venisse a mancare. Dunque: De Luca od un altro, per fierezza se non per amore, per opportunità se non per desiderio... [pg!238] ma è certo che anch'ella finirà con piegarsi al matrimonio. Dimmi, e sii però sincero: in questo lungo tempo non ti è venuto mai una volta il rammarico di non averla sposata? Quella casa dove andavi, dov'eri già il signore, non ti è risalita mai nella memoria? Quella casa e tutte le abitudini che appartenevano alla vostra vita, e la bontà di quell'anima, ed anche il suo viso pallido... perchè in fondo è bella, è così bella come tu stesso non puoi ricordare, tu che la vedevi con altri occhi! Una di quelle bellezze spirituali, che non stancano mai. Ora è ingrassata un poco ed ha il colorito più fresco. Insomma, io voglio domandarti: non ti è balenata mai l'idea che tutto potrebbe rimediarsi ancora?

E basta per oggi, finchè tu mi risponda.