— Oh, l'arte!
— Bene, dirò il mestiere. Lo so che ora mi disprezzi. Alle volte, mi guardi come se la scena m'avesse contaminata, e perchè recito, quasi quasi mi consideri come una donna di strada.
[pg!256] — Non ti ho mai detto questo, Elena.
— Forse non l'hai detto, però me l'hai fatto comprendere, ed è più grave. Non hai fiducia in me; parli del mio teatro come di una cosa vile; sembra che io ti faccia subire tutte le vergogne possibili.
— Sì, è vero, sono ingiusto; ma è così perchè ti voglio bene.
— Oh, mi vuoi bene!... — disse amaramente. — No! Anche questo è finito. In te non parla che l'orgoglio, soltanto l'orgoglio. Non gelosia dunque, ma un esagerato senso d'amor proprio; hai paura che un'attrice non sia più l'amante che ti convenga e forse temi che si calunni la mia fedeltà. Non è vero?
— Se così fosse non avrei consentito fin dal primo giorno, e tu, come dicevi appunto, avresti per me rinunziato anche alla scena.
— Certo. Ma perchè te ne penti ora?
— Non mi pento; però non posso mutare il mio modo di sentire. Sarà per orgoglio, se non vuoi credere che sia per amore, ma in ogni modo, quando ti vedo fra quella gente, ne soffro, ed anche mi vergogno... è vero!
Ella sorrise ambiguamente, piegando il volto in cui nasceva una grande ombra.