— Tanto non mi ami più! — E covertasi la faccia con i due palmi, ruppe in un pianto incontenibile. Cercai di abbracciarla, mi respinse; le dissi parole tenere, le ricordai molte memorie nostre, sentii nel cuore un desiderio di lacrime anch'io... ma ella scoteva il capo con ostinazione, senza credere, senza udire, parendo ascoltasse una sua voce profonda.
Questa debolezza fu breve. Sùbito si ricompose; levò il capo e rividi la donna forte che un giorno credevo incapace di lacrime, la donna ch'era stata mia senz'appartenermi e che avevo amata con un perenne timore.
— Dunque — ella concluse rapida, — noi ci dobbiamo lasciare.
La sua voce sonò così ferma, le sue parole furon tanto inattese, che non seppi trovare alcuna risposta e solo profferii smarritamente il suo nome.
— Sì, — riprese, — questa è l'unica via. Lasciarci quando ancora non ci sono fra noi rimorsi, e prima che sia necessario. Sappi anzi che vi penso già da lungo tempo.
Queste parole si dicono spesso tra amanti per rendere più dolce la continuazione dell'amore; si dicono anche per misurare la sensibilità della persona amata, ed anche per rammentarsi a vicenda che nell'amore tutto è caduco, e può dissolversi, e deve morire. «Noi dobbiamo lasciarci... » Ecco: noi che fummo uno spirito solo, noi che inoltrammo il nostro desiderio, la nostra confidenza, le nostre voluttà, fino a comporre insieme un'unica e necessaria vita, ecco, noi dobbiamo tornare due esseri [pg!258] distinti e indifferenti, ridere su le nostre debolezze, considerare tutto il passato come un episodio fatalmente chiuso, e simili a due pellegrini che abbiano insieme percorso un faticoso cammino, dividerci ad un bivio, senza lacrime, senza rimpianti, per andar soli, o con altri, verso le case lontane. «Noi dobbiamo lasciarci... » dobbiamo seppellire tutte le speranze del nostro amore, sentire a vicenda una immensa pietà delle nostre povere illusioni perdute...
Questo voleva dirmi la donna che mi aveva tanto appartenuto, la sola per la quale non avessi considerato l'amore come una dolce avventura che passa e fluisce. Tanta strada si era compiuta per giungere ad una parola così ragionata e calma, dopo aver creduto alla indissolubilità, al sempre, al mai, a tutte le speciose favole degli amori che invece tramontano.
Ahimè!... v'era una tristezza profonda, così nell'offrire, come anche nel rifiutare un simile patto.
La guardai fiso, ed una specie di sgomento mi fasciò l'anima, perchè le sue pupille non tremavano, la sua bocca era ferma, e tutto in lei segnava una risoluzione immutabile.
— Hai scherzato... — le dissi, con un sorriso che aveva paura di sè.