Ancora, guardandola, mi sembrò che fosse tanto bella come nessuna cosa fu mai bella nel mondo, e un infinito smarrimento s'impossessò dell'anima mia.
— Tu chiami crudele un uomo che si dibatte contro il suo destino, — dissi, cercando anch'io nell'ombra quell'ombra che i suoi occhi fissavano. Tra noi cadde un lungo silenzio; nella memoria e nell'anima passaron cose molteplici; un desiderio di lacrime ci soffocò entrambi.
Allora, quasi continuando un mio sogno, le ripetei sottovoce:
— Io ti volevo amare per sempre...
— Ma non si può... — mi rispose con una voce rassegnata. — Quante cose belle non si possono avere nella vita! Noi stessi uccidiamo ogni giorno qualcosa del nostro amore.
— Questo è vero.
— Anche tu lo sai, Germano?
— E come non lo saprei, se ti amo, se ti ho amata sempre con tanto dolore! — Un'altra pausa interruppe le nostre parole; lunghe torme di visioni attraversarono la memoria evocatrice.
— Germano, — ella disse, — come tutto è triste qui! La mia voce stessa mi fa male. Vorrei tacere, tacere sempre...
Portai una seggiola vicino alla sua poltrona e posando i gomiti sul bracciuolo, mi raccolsi la faccia nei palmi delle mani. Sentivo il suo respiro scorrermi su le falangi.