— No, affatto, anima mia; non ho secreti per te.
— Però le nascondevi sempre.
— Oh, Dio... quell'uomo ha certe sue fissazioni! Mi seccava che tu leggessi certe bizzarìe... Ad ogni modo poco importa.
— Da quelle due lettere ho immaginate le altre, ed anche le tue. Così mi sono persuasa che devo trovare il coraggio di renderti la tua libertà.
— Non gli badare; è un pazzo!
— No, è invece un uomo di buon senso, e ti vuol bene. Poi, non vedi quante cose si mormorano a Roma sul tuo conto? Insomma non c'è che una strada: quella che il Capuano t'insegna, e, se io te l'impedissi, mi crederei colpevole della tua rovina.
— Elena, se tu mi volessi bene veramente non parleresti così. Non credo a questi sacrifizi.
[pg!263] — Ma nell'anima si può morirne, forse... Che ne sai tu?
Compresi che il momento era venuto per una intera sincerità.
— Ascoltami bene, — le dissi, prendendole i due polsi, come per non perdere un solo battito delle sue vene, ma insieme per stringerla nel dominio della mia volontà. — C'è una cosa vera: continuando in questo modo si andrebbe incontro all'irreparabile; tu lo comprendi, e come rimedio mi offri un sacrifizio il quale, a parer mio, supera la natura dell'amore. Ma voglio credere alla tua franchezza. Ora senti, Elena: di me conosci molte cose, molte anzi che vorrei tu non sapessi...