Dal sommo della fronte al lembo della gonna ella era tutta una voluttà sola.
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X
Il denaro atteso mi giunse da Roma, con una lettera del Capuano, dov'egli giustificava il ritardo spiegando le varie difficoltà incontrate nel procacciarmi un nuovo credito. Tuttavia compresi di dovere a lui solo questo generoso favore, e poichè sapevo ch'egli non era un uomo ricco, la sua bontà mi commosse tristemente. Ma ebbi vergogna, e nel ringraziarlo finsi di non aver compreso.
Verso quel tempo il d'Hermòs fece ritorno a Parigi. Nutrii la speranza nascosta ch'egli potesse aiutarmi ancora, ma invece doveva sùbito partire per l'Egitto, dove, ad ogni costo, mi voleva con sè. Non mi sentivo l'animo d'intraprendere viaggi e molte risoluzioni urgenti stringevano la mia perplessità.
Quello che accettai senza discutere fu di recarmi a Londra una seconda volta per vendere un buon numero di pietre sciolte e consegnare una collana di rubini ad un certo personaggio misterioso, che venne appositamente dalla Scozia per incontrarsi meco. Sulle pietre feci un lauto guadagno, e, quanto alla collana, il d'Hermòs mi disse che avrei ricevuta la mia parte in séguito, quando la si vendesse.
Intanto si avvicinava la scadenza dell'ipoteca fatta con il Rossengo di Terracina, e da Roma l'amministratore mi tempestava di lettere, sollecitando la mia presenza ed avvertendomi che il creditore non era questa volta propenso ad alcuna transazione. Risposi che non avevo denaro per riscattar la terra, e trattasse pure una vendita vantaggiosa, che presto sarei venuto.
[pg!268] Non v'era più salvezza: bisognava chinare la fronte. Raccontai queste cose ad Elena, ed ella mi domandò semplicemente:
— Quando andrai via?
Risposi: