Invece no. Partire per sempre, dirsi un'ultima volta, perdutamente, addio... sentire che dopo, che mai, quel bene sarebbe ricuperato. Non sapere più nulla, mai più nulla di ciò che avverrebbe all'altro; portare via negli occhi l'ultima, la più bella immagine dell'amore perduto. Partire: [pg!271] mettere tra l'uno e l'altra la lontananza e non l'oblio, l'ignoto e non la pace. Portare con sè un grave peso di desiderii non estinti, e sapere che la vita dovrà necessariamente continuare per entrambi, arida, squallida, come una terra devastata. E lentamente rievocare tutto il passato, le ore più dolci, le ore più tristi, e le vicende che si ebbero, le parole che si dissero, le promesse che furono scambiate, e sentir crescere nel profondo cuore una terribile disperazione muta...
Poi un altro pensiero subitaneo, crudele, tagliente, come una lama ben affilata:
«Ella era giovine ancora, bella, più bella di tutte... Necessariamente avrebbe appartenuto ad un altro.»
La guardai. Stava un po' china sul letto, intenta a ripiegare con somma cura un abito mio che rammento ancora, di un color cenere quasi celeste, a sottili trame, un abito che indossavo sovente perch'era il suo preferito.
Quasi ad interrompere il silenzio, le dissi:
— Non riporre quell'abito; lo metterò per il viaggio.
Ella sostò nel mezzo della sua faccenda, naturalmente, con un sorriso calmo su le labbra:
— Questo vuoi mettere? Che idea! È troppo chiaro; ti si rovinerà.
Stando così, un po' curva, con le mani poggiate su l'abito, la sua faccia splendeva interamente nella obliqua striscia di sole.
— Che importa? — risposi. — Non è questo un abito che ti piaceva? Dunque bisogna sciuparlo.