— Nella mia camera.

Detti in uno scoppio di riso acre:

— Ti annoia tanto la mia presenza? Domani non ci sarò più.

In silenzio ella tornò a sedere.

— Che male ti ho fatto perchè tu mi debba odiare? — soggiunsi. — Non hai pietà veramente! Ora ti conosco bene.

— Chi di noi due non ha pietà? — ella chiese con la voce spenta, illuminandosi d'un amaro sorriso. E continuò: — Cosa vuoi da me dunque? che mi butti alle tue ginocchia e ti supplichi di non partire? Questo no! Il mio carattere non lo consente. So che non possiamo più vivere insieme; so che, lontano, puoi ritrovare la felicità, e mi sopprimo assolutamente, scompaio, cerco di render facile quest'ora, che un'altra si compiacerebbe forse di render tragica. Dimmi: cosa puoi chiedere di più ad una donna, e sopra tutto ad un'amante?

Le andai vicino, e chinandomi su la sua bocca, poichè sentivo che non mi avrebbe respinto:

— Cosa farai senza di me? — le chiesi.

— Non so! non so!... — rispose concitata. E scuoteva il capo, e serrava le palpebre, come per sottrarsi ad ogni pensiero.

Le cinsi con un braccio la vita, e lievemente, con il timore delle prime volte, la baciai.