— Non dev'essere nemmeno uscita, credo. Però, scusi un momento...
Andò verso un assito dal quale pendevano le chiavi delle camere, guardò all'uncino che portava il numero 17, e vedendolo vuoto rispose:
— La chiave non c'è; deve dormire. Se crede, salgo ad accertarmene.
— Grazie, non importa. Domattina le darete questo mio biglietto da visita.
E sotto il nome scrissi alcune parole a matita, per dirle che sarei venuto il domani verso l'ora della colazione.
— Ecco, — dissi all'uomo, consegnando il biglietto. — Ma non scordatelo, vi prego.
— Non dubiti; buona notte, signore.
— Buona notte.
E giocondo, impaziente, uscii per la strada, mandandole baci dal cuore. Il domani, pochi minuti prima del mezzogiorno, giungevo dinanzi al portone dell'albergo. Mai nella mia vita m'ero sentito così commosso; entrando nell'atrio ebbi quasi paura di vedermela venire incontro. Il portiere s'avanzò cortesemente:
— Chi desidera il signore?