— Sono scesa infatti per ripetervi questa preghiera, — ella rispose lentamente, chinando un poco il viso.
— Ed io, — esclamai sorridendo — io sono venuto per prenderti con me, Elena! Te l'avevo promesso, e questa volta sarà per sempre.
Ella scosse il capo con indulgenza, sorrise tranquilla, e chinò gli occhi, mentre, perplessa, intrecciava le dita. Allora, nel guardare quelle mani che avevo tante volte baciate, uno struggimento infinito mi prese, per il desiderio d'avere una sua carezza, su la fronte e su le tempie, com'ella usava, — una sua carezza lieve. Desiderai d'inginocchiarmi, d'abbracciare le sue ginocchia, di nascondere [pg!308] la faccia nel suo grembo e mormorarle piangendo che da lontano avevo imparato l'amore. Ma non potei; la mia bocca rimase muta; e v'era in quel silenzio una dolcezza maggiore di qualsiasi confessione.
— Bisognava lasciarmi sola, — ella disse, con una voce gonfia di oppressione. — Ora sarà più doloroso per entrambi.
— Ora invece non puoi essere che mia, — le dissi — e la mia vita non fu che un lungo desiderio di te. Ti ho portata via nell'anima, e qualche volta mi è sembrato di morirne. Adesso, Elena, bisogna ricominciare.
— No, questo mai!
— Senti...
— Mai! — ella ripetè con fermezza. Tutte le linee del suo volto esprimevano quasi una impassibile crudeltà; nel guardarla, mi ricordai l'amante chiusa e fiera che in alcuni momenti del nostro amore mi era parso di temere come un'avversaria.
— Dunque hai tutto dimenticato? — le domandai sommessamente, con una specie di paura. Ella non rispose; dalla sua faccia china gli occhi si levarono a guardarmi con attenzione lenta, ed era lo sguardo con cui la donna osserva l'amante, dopo l'amore.
Volevo domandarle: «Dove sei stata? Che hai fatto? Quali desiderî ti hanno turbata l'anima nel tempo in cui fummo lontani?» Ed ella forse, guardandomi, voleva indovinare le medesime cose.