— Rispóndimi! — la esortai duramente. Un cameriere, entrando, m'interruppe. Allora detti ordine che sparecchiassero, e, quand'ebbero finito:

— Vi chiamerò, se occorre, — soggiunsi.

Restammo soli.

Ella non si era mossa, non aveva detta una parola. Io stavo sul divano ch'era contro la parete; lo specchio di fronte mi rimandava l'immagine della mia faccia turbata.

[pg!315] Ella prese a carezzare i fiori che non avevan tolti dal mezzo della tavola ed a giocare con il tovagliolo annodato al collo della bottiglia di Sciampagna. Ad ogni scossa il ghiaccio crepitava, sciacquando, fra il vetro della bottiglia ed il vassoio che la conteneva.

— Elena, — la pregai con dolcezza, — vieni a sedere qui.

— Che vuoi?

— Vieni, sii buona...

Ella sorse in piedi; andò a guardarsi nello specchio, si tolse uno spillone dal cappello, ve lo rimise; fece il più largo, più lento giro che potè, e venne a sedermi vicino. Mise un ginocchio su l'altro e con le mani congiunte lo ricinse. Io passai un braccio sotto il suo braccio e l'attrassi dolcemente.

— Rispóndimi dunque. Sei stata d'un altro? Dimmi la verità.