— Non ancora, — ella rispose con una voce pacata.
— Ah... vedi! — esclamai giubilando.
— ... ma lo sarò, — aggiunse tosto con la medesima voce fredda.
— Mia sarai! mia! — l'interruppi con ardore, come per cancellare la sua risposta. Ella volse il capo lentamente ed i suoi occhi m'investirono con uno sguardo che mi colpì come una staffilata. Poi fece con le labbra un atto rapido, in cui le scintillarono i denti, e fu quasi uno scherno, quasi un sorriso.
— Senti... — esclamò con gioia crudele, — nemmeno se dovessi morirne!
— Elena!
— Ti ripeto: nemmeno se dovessi morirne! — E con la mano e con la voce scandiva il cadere di queste parole sorde, pesanti, che in me andavano scavando un profondo solco di dolore.
Sentii qualcosa di vivo schiantarmisi nel petto, e mi pareva che una rovina immensa precipitasse nel mio freddo spirito. Allora, con un movimento quasi felino, ella si levò e mi venne di fronte.
[pg!316] — Ah, tu hai creduto, — ella disse, un po' curva, un po' arrossata — che potrei di nuovo appartenerti qualora tu lo volessi? Hai creduto che anch'io, come tutto quello ch'è passato nelle tue mani, fossi un piccolo gingillo da potersi lasciare o prendere a tuo piacimento? Ebbene, Germano, ti sei ingannato! Senti, voglio dirti una cosa.. Quell'ultima sera, te ne ricordi? quand'io t'ho accompagnato alla stazione, quando ci siamo abbracciati, ed anzi quando già eri nel treno, ancora non credevo che tu potessi partire... Invece sei partito, ed è stata la fine.
— Ma io...