— Non dire nulla, non dire nulla... che vuoi? parole! Me ne hai dette tante! Oh, c'è stato un tempo nel quale avresti potuto fare di me quello che volevi! Ero tua. Sei stato il solo uomo che abbia mai amato, e siccome è l'ultima volta che ci parliamo, lo puoi anche sapere.
Le caddero due lacrime dagli occhi, ed ansava. Mi levai, freddo sin nell'anima, e poichè non trovavo parole, cercai di afferrarla; fui rude.
— No, lásciami e ascolta. Non è tutto ancora. Io, che sono stata sempre una donna calma e cattiva, per te avrei fatta qualsiasi cosa... mi sarei anche venduta per farti ricco, se tu mi avessi amata lo stesso. Ti ho nascosta la mia vita — e non lo sai oggi come non lo sapevi allora — per un capriccio bizzarro, ed anche perchè mi piaceva di avere qualcosa in me stessa che non fosse in tuo pieno dominio. Ma vedevo intanto ch'eri un uomo incapace di amare, che ti allontanavi da me, rimpiangendo la tua vita passata e la ricchezza che un'altra ti poteva dare. Non sono di quelle che si umiliano e ti ho resa la tua libertà. Solo, da quel momento, sono tornata l'avventuriera che fui sempre. Non so se ti amo ancora o se ti odio, il che forse, ad un certo punto, è lo stesso; ma sicuramente non mi avrai più, nemmeno se ti mettessi a ginocchi, nemmeno se dovessi disperarmene anch'io... Ma non temere: sono forte!
E rideva e piangeva, d'un riso e d'un pianto convulsi.
Io, che l'avevo ascoltata, con la faccia nascosta fra [pg!317] le mani, atterrito e folle, tentai tutte le persuasioni: la preghiera, lo scherno, la minaccia, la violenza... e tutto fu invano.
La vidi correre all'uscio per sfuggirmi... allora mi dominai.
— Bada, — ella disse, — mi devi rispettare almeno come uomo, tu, che come amante non mi hai risparmiata.
— Elena, io non t'ho fatto mai alcun male.
— Ah, credi? Lo credi, perchè tacevo? perchè la mia fierezza m'impediva di mostrarti quanto soffrissi? Ma senti... senti... — e mi venne contro, mi afferrò per le braccia, mi scosse. — Dimmi dunque! tu, che ne parli tanto, sai cosa vuol dire... Ma poi no! che serve? — E si mise a ridere d'un riso che le torceva la bocca. Sedette, si levò; mi venne vicino, tornò via; prese dal mezzo della tavola, fuor dal vassoio, la bottiglia gocciolante, ne versò un bicchiere colmo fino all'orlo, e ridendo lo vuotò d'un fiato, come per inebbriarsi. Di quel momento non ricordo più nulla, se non la specie d'annientamento che mi gravava su l'anima, interrompendomi tutte le facoltà. L'amore mio si prosternava dinanzi a lei, ch'era la più crudele e la più forte.
— Senti, — le chiesi fuor di me stesso, dopo un lungo silenzio, — cosa vuoi ch'io faccia? Che mi umilii ancor più? che ti chieda perdono a ginocchi? Trovami dunque un pentimento che ti basti! cerca una vendetta che ti possa contentare!... Elena, vuoi vedermi pazzo?