— Dunque sono venuto a vedere se tu potessi pagarmi quelle famose diecimila lire...
— Nove, nove!...
— ... quelle famose novemila lire che tu sai.
— Oh, mio buon Guelfo!... — balbettò soffocatamente, — mi domandi una cosa impossibile! Quella è stata una sera di pazzia. Me ne ricorderò tutta la vita. Sai ch'io gioco piccolo, piccolo... che non ho mezzi... e tu sei stato buono, veramente sei stato buono con me...
— Non è il caso di ripensarvi ora. Anzi non te ne avrei nemmeno parlato se non vi fossi un po' costretto dalle necessità.
— Gli è... gli è... che io... francamente... insomma, ti apro il cuore come ad un amico, gli è che io, neanche oggi, non sono in grado di pagartele... Se vuoi cinquecento lire?
[pg!323] La sua faccia lucida di sapone rasciugato era di una comicità irresistibile. Sorrisi.
— Allora, — feci con indulgenza, — lasciamo questo argomento e non parliamone più. Ma in cambio devi rendermi un'altro servigio.
— Di' pure! di' pure! — egli esclamò, risuscitando.
— Intanto sappi una cosa: che non dovrai sborsare neanche un centesimo.