— Certo, — affermai. — E sono forse indiscreto nel dirvi queste cose, poche ore dopo avervi conosciuta. Ma intesi molto spesso parlare di voi, e siete fra quelle donne che interessano anche gli estranei. Voi, da signorina, vi ricordate di aver osservato i miei cavalli al Pincio; io, quand'eravate signorina, mi ricordo di avervi veduta una mattina, una domenica di Maggio, uscir di chiesa con un grande cappello di paglia fiorentina ornato di rose fresche... Era la prima volta che vi vedevo e mi ricordo d'essermi fermato per domandare di voi ad un conoscente, il quale vi salutava. Come vedete, ho buona memoria anch'io!
[pg!326] Ella sorrideva nell'ascoltarmi, allettata e sorpresa. Ma i suoi occhi ambigui, dietro quel sorriso, mi andavano scrutando.
— E quando, — ripresi, — quando mi raccontarono che il Mariani si era fidanzato con voi, dissi fra me: «Bah... quelle rose fresche erano belle assai!» E l'ho invidiato un momento, come invidiai tutti gli uomini che sposarono una donna bella. È forse questa invidia molteplice che mi ha salvato sempre dal pericolo del matrimonio.
— Però, — ella fece con un sorriso ironico, — vi siete andato molto vicino...
— Certo, — risposi leggermente; — vicino a questo, come a tutti gli altri pericoli, a tutte le altre tentazioni della vita.
E mi accommiatai dicendole:
— Se permettete, donna Claudia, verrò a farvi un'altra visita fra qualche giorno.
— Grazie; sono quasi sempre in casa, fin verso le quattro.
— Quando allora?
— Venerdì, se volete.