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IV

Andò a finire che l'agente di cambio mi fece credito, e la bionda Claudia mi concesse qualche privilegio. La sera, naturalmente, mi recavo spesso a teatro per incontrarla, e mi ricordo di una volta ch'ella sedeva in un palco di prima fila, bellissima, provocante, ammirata. La mia poltrona era dall'altro lato della platea, e durante un intermezzo ella mi fe' segno di salire. Vi andai. C'era il Wendel al parapetto, di fronte a lei, mentre il povero Mariani stava rincantucciato in fondo al palco, vergognoso di avere una moglie così fulgida, un agente di cambio così ricco. Tutti e tre furon meco di una cortesia squisita e mi domandai se al mondo val qualche volta la pena di avere scrupoli, visto che, nei rispetti sociali, l'onestà e la disonestà, il sentimento e la commedia del sentimento, son cose che in fondo non presentano alcun divario ben definito. Poco dopo il Mariani colse l'occasione di andarsene a fumare un sigaro, ed alla fine dell'atto anche il Wendel uscì.

Allora mi posi al parapetto. La sala pettegola, irrequieta, scintillava di luce, di gioielli, di spalle nude; i canocchiali curiosamente incrociavano per ogni verso i loro fuochi. Questa bellissima Claudia, che aveva il nome ed il seno di una liberta romana, mi prodigava i suoi sorrisi e — cosa inaspettata, — di fronte a noi, ma in un palco di seconda fila, c'era Edoarda De Luca insieme con suo marito. In quel momento vidi Fabio Capuano entrar nel suo palco.

— Temo che il Wendel sia rimasto un po' male, — mi disse Claudia sottovoce, nascondendo la faccia dietro il ventaglio di piume.

[pg!328] — Di che?

— Ha veduto quando ti ho fatto cenno di salire.

— Bah! son malumori che passano...

Intanto i miei sguardi correvano curiosamente verso quel palco di seconda fila. Edoarda portava quella sera un abito nero, scollato, e su le spalle un boa di chinchilla che morbidamente le ricadeva indietro. Aveva cambiata pettinatura; non portava più il suo gran nodo su la nuca, ma un'acconciatura di moda, con ondulazioni, crespi e riccioli sfuggenti, la treccia ravvolta sul vertice della testa, e, fra i capelli, un'orchidea di brillanti, splendidissima. Le sue spalle, il suo petto, biancheggiavano nella penombra del palco ed avevano in sè qualcosa di rigogliosamente maturo: il fiorire della fanciulla ch'è divenuta donna e conosce ormai tutti i secreti voluttuosi dell'amore. Anche il suo volto raggiava, e mi parve trasfigurata. I miei sguardi non fecero che volgersi tra lei e Pietro De Luca, cercando quasi d'indovinare le vicende intime della lor vita, e meravigliandomi che un altro uomo avesse potuto aprire a così piena bellezza quella fanciulla un po' schiva, che dai grandi suoi occhi, pieni di pensiero e di trasparente anima, guardava nella vita con un senso di naturale malinconia.

V'è sempre in fondo al nostro cuore una religione occulta che torna verso il passato. Quello ch'è stato nostro ha per noi qualcosa d'indimenticabile, e credo che i sentimenti più vivi non si distruggano mai del tutto nello spirito nostro, ma s'addormentino in fondo al cuore nell'attesa d'un lontano risveglio. Poi, da quegli esseri crudeli e bizzarri che siamo, è sempre irritante il veder consolata, e non da noi, un'anima che per noi soffriva. L'amore infatti è per sua natura un sentimento che sempre, o nasca o muoia, o si trasmuti o si perverta, o segua pure un suo decorrere quieto, abbisogna, per essere tale, d'un altro sentimento, d'un'altra causa, che l'aiuti a vivere: così la gelosia, il timore, la lontananza, l'abbandono, la sciagura, la morte.