Esso è come uno specchio, il qual lentamente assorba [pg!329] e consumi l'immagine che riflette, ma poi d'improvviso la rimandi mille volte più fulgida. Poichè in tutte le anime l'amore vive di sogno e d'irrealità.

Ora la bella Claudia m'interessava meno; le sue parole artifiziose non mi davano più alcun turbamento. Uscii dal palco, e, tornato nella mia poltrona, rimasi lungamente a guardare lassù, in alto, verso quella donna vestita di nero, che aveva un'orchidea di brillanti tra i capelli oscuri.

«Vedi, — mi andava mormorando nelle orecchie un piccolo demone beffardo, — vedi, o grullo!... d'amore non si muore. Anche tu non morrai!»

E nel gran palazzo marmoreo vedevo intanto passare il barone De Luca, tronfio della dote carpita, e lo vedevo, dopo lo spettacolo, con una sua bella veste da camera, entrar nell'alcova nuziale, quella stessa forse ch'io rammentavo tappezzata d'una stoffa color d'indaco pallido, con un baldacchino a larghi drappeggi.

Edoarda mi aveva certo notato e pareva che ostentasse, per offendermi, una scherzosa fatuità. Al termine dello spettacolo andai nell'atrio per vederla uscire.

Gli uomini, accendendo le sigarette e rialzando i baveri dei soprabiti, facevano ala dal termine dello scalone sino alla porta d'uscita. Mi posi con le spalle contro una colonna ed aspettai. Quando apparve giù dagli ultimi scalini, e mi vide, sembrò che il suo volto si coprisse d'una bianca e mal dominata paura. Con lei era Fabio, erano altre persone; ella volse altrove la faccia, e parlò, parlò... Ma camminando barcollava un poco. Pietro De Luca, nel passarmi accanto, salutò per primo. In fondo era naturale ch'egli mi salutasse, ma sarebbe stato altrettanto naturale che avesse finto di non vedermi.

Il barone, certo, era un uomo di spirito e veramente cortese! Io, quella sera, mi sentii d'umore pessimo; camminai a casaccio per le strade; verso le due mi trovai davanti al palazzo Laurenzano; guardai su: buio. Andai al Circolo e giocai fino al mattino.

M'era venuto un capriccio veemente, insensato; riaver [pg!330] Edoarda, foss'anche per una volta sola, pur di conoscere la nuova donna ch'era sbocciata in lei. La mia vita infatti non era più che una ricerca ed una soddisfazione di capricci continui, per lenire quel desiderio inestinguibile che dentro mi torturava.

Passò l'inverno. Mi fu proposto in quel tempo di andare al Congo insieme con una compagnia di speculatori stranieri, uomini risoluti a tutto, e fui sul punto di accettare; ma siccome in quel momento la Borsa traversava un periodo di floridezza e tutte le fortune arridevano agli audaci, preferii, per mezzo del Mariani e del Wendel, tentar l'alea su certi valori che ascendevano vertiginosamente, ed ebbi il senno di liquidarli prima dell'inevitabile rovescio. Questa fortuna mi fece riflettere che il Congo è una terra inospitale, molto lontana, infetta dalla malaria e dalla malattia del sonno, cosicchè restai. Naturalmente a Claudia volli far credere d'esser rimasto per lei.

Era fra quelle donne che non acquistano e non perdon nulla quando si giunge a conoscerle intimamente, perchè la loro bellezza le salva dall'essere insipide e la loro fatuità dall'innamorare. Son queste le amanti che piacciono agli uomini di Borsa, gente pratica e spedita, che all'amore pensano quando ne hanno tempo e vogliono avventure saporite ma scevre di complicazioni sentimentali. Noi, dopo alcuni mesi, litigammo per varie futilissime ragioni. Voleva, per esempio, che trovassi modo di presentarla alla duchessa di Loano, la quale dava in quella stagione ambitissime feste. Non ne venni a capo, e se ne offese. Poi mi trovava poco espansivo, troppo indolente; spesso irritabile; diceva che la trattavo come un'amante vecchia e superflua, che non avevo per lei alcuna di quelle delicatezze, un po' romantiche forse, ma che sono tanto necessarie ai piccoli amori. S'ingelosì anche d'una miss Americana, che in quell'anno accivettava mezza Roma, ed io, sebbene per mio conto non soffrissi d'alcuna gelosia, nondimeno mi stizzii un poco nel vederle intessere con tutti gli uomini quelle frivole galanterie che aveva, sin dal primo giorno, intraprese con me. Tranquillamente l'avventura finì.