— Andiamo! — diss'ella scudisciando il proprio cavallo. E volarono via.

Stavo intanto parlando con due cavalieri che ammiravano Bluff, quando, fra un gruppo d'amazzoni che prendevano il galoppo, vidi o mi parve riconoscere Edoarda, nel mezzo fra la contessa di Casciano e miss Emy Ruffles, con altre che non ravvisai. Guidavano il gruppo Giorgio Sannìzzaro ed un capitano di cavalleria. Difficilmente l'occhio poteva trarmi in errore, ma, per il travestimento dell'amazzone, e sapendo che a' miei tempi ella non aveva mai preso parte ad alcuna caccia, dubitai d'essermi ingannato.

Col cuore in tumulto misi Bluff di galoppo, spingendolo in direzione del gruppo che già s'allontanava per la campagna. L'irlandese di buon sangue, spiegando un'andatura meravigliosamente distesa, in breve li accostò, e quando giunsi a pochi metri da loro durai gran fatica per diminuirne l'impeto e non passar oltre.

Da vicino riconobbi Edoarda. Ella montava una cavalla baia, nervosa e gentile; indossava un'amazzone di velluto color viola fosco, portando, come una volta, i capelli annodati su la nuca. Un largo velo, fasciandole il cappello due volte, lasciava ondeggiare i suoi lembi nel vento del galoppo. Pensavo: «Egli le ha comunicate le sue passioni. Questo nuovo amore del cavallo è un segno quasi di affinità con lui.» E per tenermi dietro al gruppo dov'ella era, di continuo rompevo l'appoggio del morso a Bluff, che generosamente li voleva sopravvanzare.

Tutta la campagna laziale, a perdita d'occhio, era [pg!344] inondata di sole; il terreno mandava un luccicore insostenibile, rotto qua e là dall'ammasso di un'antica maceria, dove le scaglie d'argilla balenavano come frantumi di specchiere.

Davanti si parò una staccionata d'un metro circa, ed il gruppo, su due file, saltò netto. Ma, sopravvenute una seconda, poi una terza, i cavalli, animatisi ruppero un poco l'ordine, distanziandosi gradatamente. Le braccia più non mi reggevano per lo sforzo di rimanere in coda, e allora, piegando sul fianco, lasciai che l'irlandese passasse. Rapidamente mandai loro un saluto.

Giorgio Sannìzzaro mi gridò dietro:

— Eh, eh! di volata, Guelfo!...

Ma Bluff, quand'ebbe lo spazio libero davanti, s'acquietò, e mi trovai di paro con l'ufficiale, che durava la stessa fatica nel dominare il suo polledro. Lo conoscevo, e questa ragione mi servì per unirmi al gruppo, tenendone la testa ad una cinquantina di metri. Incontrammo una piccola maceria; il capitano saltò furiosamente; il suo polledro lo portò via. Bluff fece un salto al quale Sannìzzaro, dietro, applaudì, e volgendomi li vidi saltare tutti facilmente, tranne il cavallo di Miss Ruffles che fece uno scarto e, dopo aver ritentato, passò di fianco.

Il terreno cominciava ad essere malagevole. Da tutte le parti si vedevano frotte di cavalieri correre a briglia sciolta, mettendo nell'immensa campagna un formicolìo di giubbe rosse e d'amazzoni oscure, con l'eco nell'aria degli eccitamenti dati ai cavalli e lo scrosciare lungo di qualche nitrito. Un sordo rumore di terreno battuto si propagava in tutte le direzioni, sollevando per la infinita campagna quasi una oscillante sonorità.