Miss Ruffles era rimasta indietro; il Sannìzzaro aveva di molto rallentata l'andatura per non lasciarla sola, ed io, volgendo il capo, vidi a poca distanza dal mio cavallo Edoarda e la contessa di Casciano, le quali galoppavano di paro. Bluff vide sorgere davanti a sè una maceria larga ed ineguale; drizzando le orecchie vi si buttò sotto come un fulmine, prese male il salto e la passò rasente [pg!345] rasente, in grazia del colpo di reni che mi diede quando si sentì sopraffatto dall'altezza. Una pietra toccata sbalzò fuori. Mi fermai dietro l'ostacolo per vedere il salto delle due cavalcatrici.
La contessa di Casciano, che montava un saltatore da concorso, passò per la prima, facilmente, sorridendo; invece la baietta di Edoarda, spiccando il salto su le quattro zampe, scavalcò la maceria scompostamente, levandosi di peso, come fanno le capre. Attesi che le due signore passassero, e mi posi dietro loro, ad un galoppo misurato. Una frotta di cavalieri ci attraversò la strada, lasciando nell'aria un sibilo di voci e di scudisci.
Bluff, spumoso per l'impazienza di raggiungere i più lontani, andava tutto a puntate, volate; per intorno l'alta erba, solcata in ogni senso, mostrava le tracce delle varie cavalcate.
Vidi con gioia la baietta di Edoarda perdere terreno, mentre il bel sauro della contessa di Casciano, indocilmente le forzava la mano stanca. Finalmente, dopo aver saltato un'altro ostacolo, colei si volse, disse qualcosa alla compagna, e filò via. Edoarda, rimasta sola, diresse la cavalla verso un lieve pendio, poi, allentando le redini, si lasciò condurre. Appariva stanca; erano forse le prime cacce, v'era in tutta la sua persona una specie di rilassatezza.
Copersi allora la breve distanza che ci separava, e per qualche minuto Bluff galoppò col muso vicino alla groppa della baietta. Lontano si vedevano i cavalieri convergere tutti verso un lato, a sinistra, e poichè i nostri cavalli v'andavano pure, d'un salto la sopravanzai, diedi una spronata nei fianchi a Bluff, e, piegando su la destra, lo lasciai galoppare.
Sapevo che nonostante ogni sforzo dell'amazzone la baietta m'avrebbe seguito.
Curvo, senza volgermi, sentendola presso, respiravo con voluttà la fragranza del vento primaverile; mi pareva di rapirla, di trarmela dietro legata alla mia sella, senza scampo, come in una leggenda, verso una solitudine di [pg!346] cielo e di luce. Una paura indefinibile mi tratteneva dal volgermi, per guardarla in faccia, e nel fischio dell'aria celere sentivo pur distintamente l'affanno del suo respiro.
Per una specie di crudeltà non mi volli fermare; i due cavalli schiumavano, dopo venticinque minuti di galoppo serrato sopra un terreno che le piogge avevano reso pesante; v'erano sassi e buche, ma quel pericolo mi piaceva. Piantai di nuovo gli sproni nei fianchi di Bluff, ed il buon generoso cavallo, raddoppiando di lena, a scatti, a volate, galoppò così disteso, che l'erbe alte gli staffilavano il ventre. E la baietta dietro, ansante, senza cedermi d'un passo.
Saltammo tre volte, come volando, l'ultima, intesi Edoarda dare un piccolo grido: si era sentita forse cadere, perchè la baietta saltava con troppo impeto.
Allora mi volsi. Pallida, con gli occhi semichiusi, il busto un po' rovesciato all'indietro, pareva che quella corsa l'avesse del tutto sopraffatta ed estenuata; vidi che non teneva quasi le redini, compresi il pericolo, ed a forza di braccia rallentai. Pianamente ci mettemmo di paro, ansanti entrambi come i nostri cavalli, senza guardarci, lontani da tutti, nella solitudine, nel sole.