— Edoarda... — mormorai con paura, passando la mano su la criniera della sua cavalla, tanto le stavo presso.
Il lembo del suo velo mi sventolava sopra una spalla, e poichè le parole mancavano, eran tutte impari alla mia commozione, lasciai la criniera, presi una sua mano, strinsi dolcemente quelle dita, e la briglia che tenevano, insieme.
Ella bruscamente scosse il pugno, e la cavalla molestata fece un piccolo salto.
— Mi perdonate? — le domandai. — Sono stato pazzo a condurvi qui, non è vero?
Ella piegò la testa e sorrise; quel sorriso fu così pieno di gentilezza, che ne provai quasi un rimorso.
— Non potevo più vivere a questo modo! — le dissi. — Bisognava pure che vi parlassi.
— Sapete... — rispose con volubilità, guardandomi [pg!347] senz'alcuna esitazione, — avete rischiato di farmi rompere il collo! Davvero, all'ultimo salto, sono rimasta su per miracolo...
Non era più la stessa donna; la guardavo e l'ascoltavo con sorpresa.
— Non avevo altro modo per potervi parlare, — le dissi con dolcezza; — e sono mesi che attendo...
— Oh, davvero?