— No, ve ne supplico, Edoarda! — esclamai con una voce così commossa, ch'ella visibilmente ne provò stupore.

— Poi, — soggiunsi, — bisogna che i cavalli riposino un momento.

— Insomma, — elle fece, dopo essersi guardata intorno, — cosa volete ancora da me?

— Non lo sapete forse? Ebbene, ve lo dirò. Volevo riudire la vostra voce, guardarvi da vicino, dirvi ancora una volta che non vi ho dimenticata, che sono stato irragionevole quando v'abbandonai, ed ora da voi sola dipende [pg!348] il salvare l'uomo che tuttavia è stato qualcosa nella vostra vita, o vendicarvi del male che vi ho fatto, se pure ve ne feci, ma in un modo mille volte più crudele. Volevo dirvi, Edoarda, che in nessun momento della mia vita mi son sentito pazzo come ora, perchè quello che sto facendo in questo momento è senza dubbio una pazzia...

Così le dissi, e fui sincero, tanto è pieno d'inganno quel sensuale turbamento che noi chiamiamo l'amore.

— Si, è certo una pazzia, — Edoarda rispose, chinando la faccia scolorata. Mi piegai sovra la sua spalla, fin quasi a toccarla, e dissi:

— Non vi ricordate più di me? più affatto?... mai?

— Mai! mai! — ella mormorò, chiudendo gli occhi.

Le stringevo il braccio, attirandola dolcemente.

— È possibile che tutto per voi sia finito, quando invece io, dopo la prima volta che vi ho riveduta, non sono più capace di pensare ad altra cosa che a voi? Quand'io vi desidero in un modo che non ha parola, e passo il giorno, la notte, immaginando come vi potrei parlare?