— Tacete! tacete!... Torniamo indietro, — ella propose, cercando quasi di nascondere un improvviso turbamento.

Con una specie di cocciutaggine ripresi:

— Io fui certo il più fedele, nonostante le mie stoltezze. A tempo, il mio cuore, il mio spirito, erano malati, Edoarda; e dopo di allora sono passate tante cose!...

Ella rise di un piccolo riso, breve, sarcastico.

— No, non schernitemi! Voi sapete bene che questa è la verità. Sono anche tornato, una volta, per farmi perdonare; ma fu troppo tardi. Vi eravate appunto fidanzata, e, quando me lo dissero, qualcosa mi passò nel cervello, nel cuore... non so... fu come uno schiaffo datomi in piena faccia, e compresi allora tutto l'amore, tutto l'amore profondo che avevo per voi. Su, dítemi una parola... non continuate a ridere così!

— Oh, vi conosco. Guelfo! Adesso vi conosco; allora no.

[pg!349] — Ebbene?

— Ebbene, la cosa è molto semplice. Vi è tornato forse un capriccio... Ne avete avuti tanti altri, e gli spensierati come voi conoscono questi ritorni. Anzi, dítemi una cosa: Dove avete lasciata la vostra amica?

E rise più forte. Questa domanda mi suonò come un insulto: ebbi voglia per un momento di rispondere con la stessa ironia, e tacqui, mentre di me stesso nasceva in me un amaro disprezzo, una commiserazione profonda.

— Volete burlarvi di me, — le dissi poi, gravemente. — È giusto: ne avete anche il diritto. Ma tralasciate l'ironia; siate generosa. Cosa volete di più? Quando un uomo vi domanda perdono...