— Io non vi devo perdonare nulla. Forse è stato meglio così. Non vi devo perdonare assolutamente nulla. Solo mi sia lecito rivolgervi una preghiera, dopo tanto tempo, e visto che vogliamo parlare seriamente. In questi mesi ultimi vi siete spesso dimenticato che ho un marito ed un nome da rispettare, o meglio da far rispettare. Vi sarei grata se voleste risparmiarmi le vostre persecuzioni continue, tanto più che, una volta o l'altra, potrei averne qualche noia.
— È tutto quello che avevate a dirmi? — osservai freddamente.
— Mah... è tutto!
E andammo a lato, in silenzio, per qualche centinaio di metri, io guardando sopra il collo della mia cavalcatura la bella campagna che si stendeva sino al confuso inazzurrare dei monti ed il sole felice che a perdita d'occhio vi scintillava, ella, di tratto in tratto, sollevando il viso di sotto il velo, come per osservarmi di sfuggita.
Poi mi disse repentinamente, con un tono tra il serio ed il faceto:
— Avete un po' cambiato fisionomia, da quel tempo...
— Vi pare? Sono forse invecchiato. Ho molti capelli bianchi ora.
— Volevo dire una diversità di espressione; avete l'aria [pg!350] più cattiva; sembrate un uomo che viva in uno stato anormale, ruminando chissà mai quale idea pericolosa.
— Nessuna, tranne quella che voi sapete.
— Poi, e perdonatemi la mia franchezza, non sembrate più così spavaldo come una volta. Vi dev'essere capitato qualcosa di grave.