— Accendi la luce e fammi vedere.
Accese una lampadina e sul biglietto lessi il nome di Elia d'Hermòs.
— Elia?... — borbottai. — A Roma? Che può volere? Su, Ludovico, apri la finestra e fallo entrare.
Alcuni minuti dopo intesi dietro l'uscio la voce di Elia che mi diceva giocondamente:
— Buon giorno! Ancora dormi? Con questo bel sole? Beato poltrone!
[pg!361] Venne presso il letto, mi tese la mano, si guardò intorno:
— Come stai? Come va? — esclamava. — Dio sa cosa pensi, vedendomi capitare così alla sprovvista!
— Caro Elia, mi rallegro di rivederti! Sono sorpreso infatti, ma una bella sorpresa! Vieni, siéditi.
Portava un soprabito da viaggio; nel suo volto simpatico era la consueta espressione gaia, penetrante, ambigua.
— E comincio con domandarti scusa se ti ricevo qui, — proseguii. — Mi sono coricato all'alba, dunque perdonami se sbadiglio.