— Lo sbadiglio è la conclusione logica di tutte le passioni umane, — sentenziò Elia, sdraiandosi in una poltrona vicino al mio letto. — Solo me lo comunichi, per Bacco! Ho viaggiato l'intera notte senza trovare uno «sleeping»; lo scompartimento era pieno zeppo, cosicchè non ho potuto chiuder occhio. Pazienza! Ora ti spiegherò lo scopo della mia visita. Vorresti frattanto farmi dare una tazza di caffè? Sarà la terza, stamattina.

— Ma certo, e con piacere! — Chiamai Ludovico, detti l'ordine.

— Hai una splendida casa. Mi pare che te la passi molto bene ora.

— Oh, non lasciarti illudere dalle apparenze! Sono i vestigi delle glorie antiche. Va male, invece, molto male! Ho avuto un periodo favorevole, ma ora il vento si è messo a fortunale. Questo non importa; parliamo d'altro. Cosa fai a Roma, e dove sei stato, uomo misteriosissimo, in tutto questo tempo?

— Sono spiegazioni che non si possono dare così rapidamente. A Roma vengo per affari, ed anche un poco per rivederti, per Bacco! Quanto all'itinerario ed allo scopo dei miei lunghi viaggi, te ne discorrerò poi.

— Non arrivi da Parigi ora?

— Sì, da Parigi; ero tornato in Francia da circa due mesi. E quante novità sul tuo conto!... Non volevo credere. Io, che pensavo di ritrovarti, sereno e beato, con la tua superba Elena, e magari con un piccolo erede maschio, al quale, per farmi piacere, avresti dato senza dubbio il profetico nome di Elia!

[pg!362] — Mah!... che vuoi? la vita!... — feci con simulata indifferenza, pur sentendomi rimescolare. — Sai bene... tutto passa!

— Già, è la canzonetta che lo dice. Le canzonette hanno sempre ragione.

— L'hai veduta?