— Come non capisci? Hai scordato l'affare dell'ultima collana, a Londra? Fu venduta circa un mese fa per centodiecimila lire; ne valeva un buon terzo di più, ma non si è potuto far meglio.

— Ah, sì... Ora mi rammento. Però, senti: la parte che ho presa in questo affare, se ti ricordi, è stata così piccola, così trascurabile, che veramente una ricompensa mi parrebbe soverchia per la mia fatica... Poi, vedi, a queste cose ormai ho rinunziato.

— Sarà benissimo, — egli fece stoicamente; — ma per questa volta fa il sacrifizio di accettarli ancora, poichè ti appartengono. E se proprio ti bruciano le dita, o se le tue condizioni sono così prospere da poterli disprezzare... fa una cosa: dalli in beneficenza. Qualche volta bisogna pensare anche all'anima! Io son divenuto un uomo pio e ti dò questo consiglio.

Feci una bella risata, gettai la busta sopra un tavolino, con l'aria dell'uomo che butta in un canto un vecchio avanzo della propria coscienza.

— Insomma, grazie, grazie di cuore, — gli dissi tendendogli la mano. — Accetto, e non li darò in beneficenza, ti assicuro, perchè sono ben lontano da quella prosperità che mi attribuisci. Ho avuto un momento favorevole ma, [pg!364] ora la Borsa va a rotoli, il giuoco peggio che mai, il credito è quasi nullo... bah!... tristezze, tristezze, mio buon Elia!

— Se m'avessi dato retta! — egli osservò tranquillamente.

— In cosa?

— Oh, in molte cose, in qualsiasi cosa che tu avessi preferita. Partire con me, per esempio, o almeno prendere una buona volta una risoluzione decisiva. Ti consigliavo anche di ammogliarti; era la cosa più ragionevole che tu potessi fare.

— Infatti m'ero alla fine risolto. Ma giunsi troppo tardi. Quella che sai, s'era già fidanzata e stava per maritarsi.

— Ah sì? Qui a Roma?