C'era in quella camera l'odor indefinibile del disabitato, dell'antico, l'odore dei quadri che ingialliscono su vecchi muri, dei mobili che scricchiolano quando appena si cammina, delle tende che hanno lasciato il lor colore ai venti di molte primavere, e quel silenzio che fa pensare agli amori dei tempi andati, agli imeni celebratisi nelle braccia di quel letto possente, — pensiero che potrebbe forse dar noia se fosse cosa recente, ma sollecita ed esalta invece, come tutte le cose che vengono da lontano. Poi avevamo portato grandi mazzi di fiori selvatici, côlti nella foresta; Edoarda, buttandoli sul letto, rideva di un riso fresco e giovine.
Portava un abito leggero come una sciarpa di velo, un'alta cintura di pelle color dell'indaco, la gonna succinta, le calze traforate, le scarpine bianche. Aveva le maniche della camicetta corte fino al gomito ed un paio di guanti che le calzavan alto, inverditi nel palmo dall'umor vegetale dei fiori strappati. Portava un cappello semplicissimo, ch'era di paglia fiorentina, con le falde spioventi a mo' di campana, ed un largo nastro lo fasciava, colore anch'esso dell'indaco, facendole sopra la fronte un bel nodo, a somiglianza di due grandi ali aperte. Le scendeva sino a mezzo il petto una doppia fila di perle, ch'entravano a nascondersi nell'abbottonatura, ed ogni tanto scintillavano, tra la sua pelle ed i fori della camicetta. Era più fresca d'una fontana in quella torrida estate.
Mi gettò le braccia intorno al collo, mi coverse di baci:
— Germano, ti ricordi? Fu qui! fu qui!...
La sua padronanza era sorprendente; aveva detto ella stessa all'albergatrice:
[pg!374] — Conosco una camera della vostra locanda: voglio quella.
Si rammentava il numero, e lo disse.
— Ma, signora, — obbiettò la vecchietta — l'albergo adesso è rinnovato; ve ne sono altre assai migliori.
— Non conta, non conta! Vogliamo quella.
E coi fiori sulle braccia, saltellando per le scale, vi andò con gioia. Riconosceva il cammino.